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Bianco e Nero di Cristina Comencini

Filmetto multirazziale all’acqua di rose, che sfiora temi importanti con eccessiva lievità, che decanta quelle sfumature che non è in grado di suggerire, che risulta come buono nella “corsa al meno peggio” cui partecipa la commedia italiana.

Bianco e Nero di Cristina Comencini

Elena (Ambra Angiolini) è una fervente terzomondista che lavora come mediatrice culturale per placare i suoi sensi di colpa. Il marito Carlo (Fabio Volo), la segue con poca convinzione a una raccolta fondi dove incontra la nera Nadine (Aïssa Maïga), moglie dell’intellettuale africano Bertrand (Eriq Ebouaney), collega di Elena. Galeotto il computer da riparare e il diario di Nadine con le fragilità di un’immigrata, Carlo si innamora della donna e tra i due scoppia una passione che li allontana dalle rispettive famiglie, minando le identità personali e collettive. Cristina Comencini tratta con la commedia, genere a lei congeniale, un dilemma della società multietnica: perché noi non abbiamo amici neri? E perché le comunità africane, anche quando appartengono a ceti elevati, rimangono chiuse in sé stesse? Spunto molto interessante. Dispiace però vedere come Bianco e nero non si discosti dal proprio titolo, bighellonando con superficialità attorno a drammi di un certo peso quali tradimento ed emarginazione degli immigrati. Insomma si è partiti da bianco e nero, e lì si rimane per tutto il film. Con la nostalgia per Indovina che viene a cena (Stanley Kramer, 1967) e Jungle Fever (Spike Lee, 1991).

Dispiace anche quando le buone intenzioni non riescono a sfatare gli stereotipi: in una Roma alto borghese da cartolina Carlo, poco sensibile ai guai del Continente nero, muta la sua vaga idea dell’Africa quando incontra la bella manza di Dakar. La nera Nadine, diplomatica d’istanza all’ambasciata del Senegal, meriterebbe dignità di donna punto e basta, mentre buona parte del film ruota sulla sua sensualità esotica, sulle sue curve di cioccolata e sulla soggezione dell’uomo bianco per quest’ultime, soddisfando la morbosa curiosità di vedere com’è una nera a letto.

Essenziale fino al televisivo, è poca e piatta la regia di Comencini, che nella sua filmografia pare fissata sull’adulterio come unica variante dell’amore; spazio ai dialoghi, gustosi e spassosi nei comici quadretti di famiglia, e un po’ meno spazio alla sceneggiatura, che pur si muove, anche se un po’ a singhiozzo. Encomio alle figure di contorno: Anna Bonaiuto e Franco Branciaroli brillanti, Katia Ricciarelli sempre soave. Encomio all’Africa con due colossi internazionali, gli intensi Aïssa Maïga e Eriq Ebouaney. E i protagonisti, giovani promesse del cinema italiano? Fabio Volo è simpatico ma sa fare di meglio, priva il suo personaggio di una tensione erotica che non guasterebbe, e Ambra Angiolini, beh.. che sia rassicurante perché già conosciuta va bene, che sia umana perché non viene dall’accademia ci sta, ma che sappia anche recitare..

Recensione a cura di : Camilla Cortese
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