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Gomorra il film

Claustrofobico e surreale, angosciante e crudo, premiato a Cannes 2008 con il Grand Prix della Giuria, Gomorra illustra il viaggio nell’inferno di casa nostra.

Un po’ di coraggio. Finalmente. Lode a Matteo Garrone e alla possibile rinascita del cinema italiano, un cinema di forma e di contenuti. Una ricerca formale esaltante come da tempo non se ne vedeva, Garrone è un pittore prestato al cinema che fotografa l’essenziale senza orpelli né autocompiacimenti, lavora in presa diretta, filma con macchina a mano per elevare al massimo il realismo, sacrificando (a tratti) addirittura la messa a fuoco in nome dell’attimo più vero. Carrelli utili, qualche inquadratura di pregio, desolati campi lunghi nel segno di Antonioni. Ottima regia, bellissima, sapiente e gratificante.

La verità di Gomorra è quella di un’Italia talmente lontana che gli italiani hanno bisogno dei sottotitoli per comprenderla, è quella del romanzo di Roberto Saviano, scrittore napoletano autore dell’omonimo bestseller tradotto in 33 lingue, 1 milione e 200 mila copie vendute in Italia da Mondadori. Per aver rivelato il marcio di Scampia e le attività della Camorra, Saviano vive sotto scorta dal 2006 e non ha partecipato alla passerella di Cannes con pubblico e fotografi per motivi di sicurezza.

Le cinque storia di Gomorra sono fiction ispirata alla realtà di tutti i giorni, quella dove i soldi girano fra i poveri e fra i morti, dove ci si vende l’adolescenza per una pistola, dove anche se si cambia mestiere sono sempre gli stessi che pagano. Così il mite ragioniere della cosca, vile e schivo porta-soldi, diventa un’esca per gli attentati dopo la scissione; il sarto di alta moda che collabora di nascosto coi cinesi osserva la bellezza lontana delle dive da lui vestite; i due balordi che scoprono un arsenale si divertono a sparare in mutande contro il mare; il ragazzino che sogna di lavorare coi grandi promette bene come delinquente. E su tutti il “miracolato” Toni Servillo, grande attore teatrale partenopeo (da noi già segnalato, vedi recensione La ragazza del lago) nei panni del rimaneggiatore di rifiuti tossici, che avvelena i paesi della sua terra col il silenzio-assenso dei facoltosi imprenditori del nord.

In questo quadro di degrado, bruttura, sporcizia e morte, con una colonna sonora sorda fatta solo di grida e spari, una battuta su tutte, al discepolo che lascia il riciclaggio di rifiuti sporchi per i rimorsi di coscienza (eh sì, proprio lei): “Credi di essere migliore di noi?”.

Recensione a cura di : Camilla Cortese
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Tags : Festival di Cannes 2008  Matteo Garrone  Roberto Saviano  Toni Servillo 
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