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Intervista a Claudia Gerini

Scambio di battute con l’attrice romana di passaggio a Verona per ritirare il Premio Femme Fatale, Feministe Fatale 2008, assegnato dal direttore di Ciak Piera Detassis, in conclusione del Festival cinematografico Schermi d’Amore 2008.

Claudia Gerini

Ti riconosci in questo premio che incorona il tuo “fascino coatto” e la tua ironia?
Sono onorata per questo premio e credo che l’ironia sia una dote innata, io ho sempre cercato di diversificare molto le mie scelte, di cambiare per non annoiare il pubblico, mi piace misurarmi con nuovi ruoli e ho rifiutato copioni con personaggi collaudati e simili al passato.

Quanto lavori alla preparazione dei tuoi personaggi?
Nel caso di Enza Sessa di Grande grosso e… Verdone il travestimento e i costumi sono stati il passo iniziale per creare un effetto eccessivo di donna superficiale. Anche il trucco e le parrucche sono piccoli espedienti che ti aiutano a trovare il personaggio, la camminata, la parlata. Con Carlo c’è un’intesa magica che ci consente di improvvisare, lui mi ha insegnato a creare personaggi che non siano macchiette ma veri, osservandoli e prendendoli dalla strada: io sono cresciuta nella periferia di Roma, in una famiglia di impiegati, e ho vissuto in mezzo a tantissime “coatte”.

Da dove nasce il tuo particolare feeling con la commedia?
Il mio primo film fu una commedia, Roba da ricchi di Sergio Corbucci: avevo 14 anni e facevo la figlia di Laura Antonelli e Lino Banfi. Dopo quasi 10 anni il mio primo ruolo importante fu Viaggi di nozze di Carlo Verdone, e divenni famosa con una commedia. Prima di allora non avevo mai pensato a me stessa come un’attrice comica o brillante, però Carlo Verdone vide in me questa vena di romanità.

Chiambretti c’è, Mai dire gol, Camera Cafè, Viva Radio2 minuti: in tv hai partecipato a sketch comici che ti svelano come una giocherellona..
I personaggi che ho scritto e interpretato per la tv erano tutti nati da idee che io trovavo divertenti e da personaggi che incontravo in giro, e anche lì la maschera e il travestimento erano importantissimi per il risultato. Però lavorare in tv è difficile, è faticoso, ti risucchia le energie: la televisione è fatta solo di numeri e di momenti legati alla pubblicità, non ti dà né tempo né il contatto col pubblico. È divertente, ma in teatro si sente il respiro della gente e la libertà del palcoscenico e lo preferisco.

Vorrei parlare non di bellezza ma di fisicità, perché spesso i registi indugiano sul tuo portamento con un effetto molto sensuale e il tuo corpo parla.
È molto imbarazzante rivedermi nelle scene di nudo! Io non ho pregiudizi sui personaggi e il corpo, vestito o nudo, è uno strumento dell’attore che deve continuamente comunicare, l’attore trasmette le emozioni attraverso la voce, il viso e il corpo. Quando scelgo un personaggio ci metto tutta me stessa, sono molto generosa e do tutto quello che posso perché voglio che il sogno nella testa del regista sia realizzato completamente.

Parli tre lingue, cosa rara negli attori italiani, sai ballare e cantare: vista la tua preparazione come mai non hai ancora fatto un musical?
Ho ricevuto delle proposte che ritenevo un po’ antiche e già fatte tipo My Fair Lady, Grease, io avevo voglia di misurarmi con qualcosa di originale e nuovo. Ho fatto tanti incontri per Chicago, ma andai a vederlo a Londra e non mi sembrava giusto per l’Italia. Adesso sono pronta per un musical, sto ricevendo proposte molto interessanti e ci sto pensando seriamente anche perché amo la danza, la studio da quando ero bambina e negli ultimi anni ho lavorato anche sul canto. Il problema è che in Italia gli autori non scrivono!

Photocredits: claudiagerini.it

Recensione a cura di : Camilla Cortese
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