
Ti riconosci in questo premio che incorona il tuo “fascino coatto” e la tua ironia?
Sono onorata per questo premio e credo che l’ironia sia una dote innata, io ho sempre cercato di diversificare molto le mie scelte, di cambiare per non annoiare il pubblico, mi piace misurarmi con nuovi ruoli e ho rifiutato copioni con personaggi collaudati e simili al passato.
Quanto lavori alla preparazione dei tuoi personaggi?
Nel caso di Enza Sessa di Grande grosso e… Verdone il travestimento e i costumi sono stati il passo iniziale per creare un effetto eccessivo di donna superficiale. Anche il trucco e le parrucche sono piccoli espedienti che ti aiutano a trovare il personaggio, la camminata, la parlata. Con Carlo c’è un’intesa magica che ci consente di improvvisare, lui mi ha insegnato a creare personaggi che non siano macchiette ma veri, osservandoli e prendendoli dalla strada: io sono cresciuta nella periferia di Roma, in una famiglia di impiegati, e ho vissuto in mezzo a tantissime “coatte”.
Da dove nasce il tuo particolare feeling con la commedia?
Il mio primo film fu una commedia, Roba da ricchi di Sergio Corbucci: avevo 14 anni e facevo la figlia di Laura Antonelli e Lino Banfi. Dopo quasi 10 anni il mio primo ruolo importante fu Viaggi di nozze di Carlo Verdone, e divenni famosa con una commedia. Prima di allora non avevo mai pensato a me stessa come un’attrice comica o brillante, però Carlo Verdone vide in me questa vena di romanità.
Chiambretti c’è, Mai dire gol, Camera Cafè, Viva Radio2 minuti: in tv hai partecipato a sketch comici che ti svelano come una giocherellona..
I personaggi che ho scritto e interpretato per la tv erano tutti nati da idee che io trovavo divertenti e da personaggi che incontravo in giro, e anche lì la maschera e il travestimento erano importantissimi per il risultato. Però lavorare in tv è difficile, è faticoso, ti risucchia le energie: la televisione è fatta solo di numeri e di momenti legati alla pubblicità, non ti dà né tempo né il contatto col pubblico. È divertente, ma in teatro si sente il respiro della gente e la libertà del palcoscenico e lo preferisco.
Vorrei parlare non di bellezza ma di fisicità, perché spesso i registi indugiano sul tuo portamento con un effetto molto sensuale e il tuo corpo parla.
È molto imbarazzante rivedermi nelle scene di nudo! Io non ho pregiudizi sui personaggi e il corpo, vestito o nudo, è uno strumento dell’attore che deve continuamente comunicare, l’attore trasmette le emozioni attraverso la voce, il viso e il corpo. Quando scelgo un personaggio ci metto tutta me stessa, sono molto generosa e do tutto quello che posso perché voglio che il sogno nella testa del regista sia realizzato completamente.
Parli tre lingue, cosa rara negli attori italiani, sai ballare e cantare: vista la tua preparazione come mai non hai ancora fatto un musical?
Ho ricevuto delle proposte che ritenevo un po’ antiche e già fatte tipo My Fair Lady, Grease, io avevo voglia di misurarmi con qualcosa di originale e nuovo. Ho fatto tanti incontri per Chicago, ma andai a vederlo a Londra e non mi sembrava giusto per l’Italia. Adesso sono pronta per un musical, sto ricevendo proposte molto interessanti e ci sto pensando seriamente anche perché amo la danza, la studio da quando ero bambina e negli ultimi anni ho lavorato anche sul canto. Il problema è che in Italia gli autori non scrivono!
Photocredits: claudiagerini.it