
Prima di venire a Verona, sei stata giurata al Magma 2007, il festival dei corti di Acireale: Credi molto nelle iniziative che fanno conoscere i nuovi talenti?
Tantissimo, e sono veramente emozionata e fiera di essere qui, quando mi hanno scelta come madrina ero lusingata. Secondo me questo festival è veramente speciale, sembra un festival europeo, credo che ci vogliano tanta passione e fatica per organizzare eventi così, lo trovo una cosa importante da salvaguardare e proteggere.
Hai ancora un bel rapporto con i cortometraggi?
Dopo il teatro sono nata al cinema con i cortometraggi e sono molto legata a questa forma di lavoro che permette di sperimentare. Mi fa ridere che l’associazione culturale che promuove il Magma si chiami Scarti, perché spesso il cortometraggio viene considerato un scarto: non viene pagato, ha pochi mezzi, magari viene girato in digitale. Però tramite un corto puoi vedere un regista e le potenzialità del cinema che verrà. E poi nei corti mi offrono ruoli insoliti e l’approccio è più libero, anche il cinema dovrebbe essere così.
Sei pro o contro l’uso del digitale nel cinema?
Sono una sostenitrice del digitale perché abbassa i costi, anche se è ovvio che la pellicola è meglio.
È vero che consideri il lavoro dell’attrice come una necessità?
[Ride]
Io ho proprio l’urgenza, il bisogno di fare questo lavoro. Lo amo profondamente, è una fede.
Cosa cerchi in un copione quando lo leggi? Empatia o realismo?
Dipende, a me piacciono le storie che fanno riflettere e ammiro i registi di rottura. Sono fiera di aver lavorato con Sorrentino, Comencini e Mazzacurati perché sono autori che non si adagiano sul loro passato glorioso ma rischiano e creano uno stile ricco di sfaccettature. Per esempio quando ho letto La giusta distanza era un buonissimo copione, reso speciale dalla riflessione suggerita e dai tanti temi che affrontati.
Ti sei diplomata centro sperimentale di cinematografia. Oggi nella recitazione cosa aggiungi di tuo all’impostazione accademica?
Io non ho un metodo, ogni volta è diverso, anche se ho delle basi più o meno consapevoli. Certe volte mi lascio andare, altre mi preparo per mesi, poi se gli attori sono molto bravi si può provare ad improvvisare, sempre sotto il controllo del regista.
Per esempio Carlo Mazzacurati tende a tenere buona la prima.
Lui è un maestro, sa esattamente cosa vuole ed è molto intelligente, chiede sempre l’opinione degli attori e vuole che siano partecipi e vivi. Poi è ovvio che gli attori non sono veramente liberi ...
In La giusta distanza di Mazzacurati ti hanno definita “la faccia giusta nel film giusto”. Secondo te è corretto? Cosa significa questo per un attore?
Secondo me non è vero, il mio mestiere consiste nel diventare tante cose diverse. Ho avuto la fortuna di lavorare con persone che hanno visto in me sempre qualcosa di differente e mi hanno proposto ruoli dissimili. Cerco sempre di sfuggire agli stereotipi e faccio delle scelte, ora sto aspettando un film che mi trasformi fisicamente perché finora la mia immagine è rimasta uguale.
Hai il tuo primo ruolo da protagonista in La giusta distanza. Ma nella gavetta cosa ci vuole per infondere personalità ai personaggi secondari?
Anche loro hanno valore nel caso specifico, bisogna essere lucidi e lavorarci, cercare di mettere le sfumature, anche in una sola battuta. L’importanza del regista è fortissima.
Sei nelle sale con Riprendimi di Anna Negri, in scena c’è un triangolo amoroso in cui tu sei l’altra..
È un ruolo carico di passionalità e sensualità, di irruenza e cinismo. L’ho fatto anche per questo, perché secondo me non starà tanto simpatico alle donne, però non mi spaventa, anzi mi serve fare l’antipatica. Il personaggio è così e va bene anche che non sia incompreso.
img credits : cinecitta.com