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La ragazza del lago

Il coraggioso ritorno del cinema di genere in Italia. Esce oggi nelle sale italiane La ragazza del lago, presentato a Venezia 64.

La ragazza del lago

Una valle di montagna, una piccola comunità scossa dalla scomparsa di una bambina, un commissario burbero giunto a risolvere il caso. Hollywood ne ha sfornata un’altra delle sue. E invece no, perché la valle è in provincia di Udine, la gente si saluta col “buongiorno” e il nostro commissario è un Toni Servillo napoletano vecchio stampo, di quelli con una classe che non se ne trovano più in giro.

La ragazza del lago, pellicola presentata alla Sessantaquattresima Mostra del Cinema di Venezia e tratta dal romanzo Lo sguardo di uno sconosciuto di Karim Fossum, è l’opera prima di Andrea Molaioli, cresciuto a torta sacher e cinema alla corte di Nanni Moretti, e un po’ si vede: una regia essenziale e garbatamente piegata allo svolgimento della vicenda, tralasciando però le emozioni dei protagonisti, ci mostra qualcosa che i registi italiani pensano di non saper fare, il cinema di genere.

Molaioli ci è riuscito, sceneggiando con Sandro Petraglia un buon giallo, con l’assassino che si scopre nel finale. Perché ritrovando la bimba scomparsa, il commissario Sanzio si trova di fronte all’omicidio di una ragazza e si ferma per indagare; tutte le persone sentite sono potenzialmente sospette e, con l’aiuto di un collega residente in quelle valli, inizia un’indagine dei rapporti nella comunità prima che dei fatti, dei sentimenti prima che delle piste. Il protagonista è un poliziotto scorbutico, ma buono, saggio ed umano se pur con qualche errore, capisce che in quell’omicidio non c’è odio ma amore, e segue la scia degli affetti, sensibile a vicende strazianti toccate anche a lui.

Tutti gli altri personaggi sono soprattutto femminili, brava Valeria Golino usata però come traino pubblicitario più che per la dimensione della parte, tanto che questa è stata definita una storia di donne sorretta da un uomo.

Direi piuttosto una storia di gente comune, che soffre sentimenti terribili e comuni, ma con quel gusto tutto italiano nell’orchestrare piccole e gustose figure di contorno, che strappano un sorriso in nome della vera e giustamente celebre tradizione della nostra commedia, che sanno illuminare di giallo l’oscurità del più anglosassone noir.

Recensione a cura di : Camilla Cortese
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